Siamo felici di annunciare che The Lilies Pond di Alma Bibolotti è il progetto vincitore di Scatti da Collezione – Un viaggio oltre il visibile, l’open call riservata ai soci di Exhibit Around APS realizzata in collaborazione con la galleria Passage Arte Contemporanea di Trieste.
Scatti da Collezione nasce per accompagnare i fotografi nel loro percorso professionale, offrendo loro l’opportunità di esporre e vendere le proprie opere in galleria.
La selezione finale è stata affidata a una giuria composta da Peter Iancovich (direttore e cofondatore della galleria Passage Arte Contemporanea), Alessandra Spigai (artista e cofondatrice della galleria Passage Arte Contemporanea), Alessandra Calò (fotografa), Fabrizio Cicconi (fotografo), Annalisa Foti (art dealer) e Daniele Berto (poeta).
The Lilies Pond di Alma Bibolotti è un progetto nato dalla fascinazione per le Nymphéas di Claude Monet e dall’osservazione degli stagni di ninfee come mondo di alchimie segrete. Influenzata dall’estetica giapponese del wabi-sabi, Bibolotti rivolge la propria attenzione alla bellezza transitoria e imperfetta: le sue immagini rifiutano la messa a fuoco netta, privilegiando la luce che scolpisce gli elementi naturali e li trasforma in metafore di una zona liminale. I riflessi sull’acqua dissolvono la superficie in un flusso, tracciando pattern e curve in quella che l’autrice descrive come una sorta di danza blu. Il risultato è un percorso dalla rappresentazione all’astrazione, in cui toni tenui e colori freddi sfumano e dissolvono le forme, conferendo alle scene una qualità surreale che accentua il senso di malinconia ed enfatizza l’aura onirica ed eterea di foglie e fiori, evocando la rarefazione e la nostalgia di un “mondo fluttuante”.






The Lilies Pond di Alma Bibolotti sarà esposto negli spazi di Passage Arte Contemporanea in occasione di Trieste Photo Days 2026 (22-25 ottobre), in dialogo con A/R Acqua e Ruggine di Giulia Natalia Comito, già vincitrice delle Letture Portfolio 2025, e con le sculture di Alessandra Spigai della serie Le muse interiori.
Abbiamo inoltre il piacere di assegnare due menzioni d’onore:
The Time Dreamed di Umberto Verdoliva, un progetto chenasce dalla distanza tra il tempo vissuto e quello desiderato. Attraverso luoghi di passaggio, stanze provvisorie e notti illuminate da luci artificiali, l’autore cerca una forma di permanenza che la vita quotidiana non concede: affetti e gesti semplici non sono assenze, ma presenze fragili e intermittenti, che esistono pienamente solo quando riesce a fermarsi a guardarle davvero. Il paesaggio che scorre, i volti sfocati, le luci nella nebbia appartengono a un tempo incerto, sospeso tra realtà e immaginazione: non il tempo vissuto, ma quello desiderato, custodito, a volte solo sfiorato. Verdoliva porta avanti da anni un percorso di fotografia umanista ed è stato nominato autore dell’anno FIAF a Caorle nel 2023.



Heim di Markus Born, un progetto fotografico a lungo termine realizzato vivendo e viaggiando in Germania. La selezione proposta, diciannove fotografie in bianco e nero, è un estratto ragionato di un corpus più ampio, destinato anche a un progetto editoriale previsto per il 2027. Con un approccio che unisce rigore documentario e ricerca compositiva, Born lascia spazio al caso e costruisce un panorama associativo, cupo e attento, che tocca temi come la memoria storica, la migrazione e il rapporto con la natura. Il titolo stesso, “heim”, si ferma un passo prima di “Heimat” (patria, appartenenza), alludendo a un ritorno che non si compie mai del tutto.



Accanto al progetto vincitore e alle due menzioni d’onore, desideriamo segnalare altri tre progetti che si sono distinti per la coerenza della ricerca e la forza del linguaggio visivo.



Promenade Moments (Remastered) di Pia Parolin (Francia) è una serie colorata, poetica e profondamente personale, iniziata nel 2016 sulla Promenade des Anglais a Nizza, negli anni successivi all’attentato terroristico, come un forte no alla paura. Colori, movimento e luce nascono da una presenza quotidiana e da un’osservazione attenta e leggera: persone che passano, corpi in movimento, colori che si mescolano alla luce del mare. Le figure umane appaiono come tracce leggere, silhouette attraversate dalla luce; sono immagini costruite nell’istante, che però non vogliono fermare il tempo, al contrario lo lasciano scorrere. Rielaborata a distanza di anni a partire da fotografie realizzate soprattutto tra il 2017 e il 2022, con colori affinati e composizioni alleggerite, la serie funziona oggi come un insieme di opere autonome ed espositive più che come sequenza narrativa, e si propone come un invito a guardare il quotidiano con uno sguardo aperto e a riconoscere nella leggerezza una forma di forza.



The Colour of Quiet (“Il colore della quiete”) di Luca Arfini (Italia) indaga la soglia come spazio liminale tra tensione e rassicurazione. In un tempo di instabilità e incertezza diffusa, il progetto esplora come le immagini possano diventare un rifugio pur riconoscendo il cambiamento. Una palette pastello evoca calma, familiarità e nostalgia in scene quotidiane, spesso radicate in ambienti domestici o in contesti intimi e provinciali, dove resta percepibile una tensione sottile. Sono spazi apparentemente immobili che custodiscono però un senso di movimento: un passaggio, una trasformazione in corso. Il cambiamento è suggerito dalla luce, dal colore e dai dettagli più che mostrato apertamente, e chi guarda è invitato a fermarsi e a osservare ciò che accade nel mezzo.



Greetings from the Past (“Saluti dal passato”) di Ingrid Gielen (Belgio) parte dall’idea che una fotografia sembri soltanto un istante catturato, una verità oggettiva: nel momento in cui la guardiamo diventa invece uno specchio della nostra memoria, un innesco di emozioni, una porta verso il passato. Gielen indaga come una vecchia fotografia risvegli ricordi e sentimenti diversi nelle persone che vi sono ritratte o che vi sono legate, e reinterpreta quelle storie accostando un’immagine d’archivio a una nuova, così che la fotografia originale si ramifichi in una serie di nuove letture. Ne nasce un dialogo visivo tra storia condivisa ed esperienza personale, che mostra come i ricordi non siano fissi ma evolvano con ciò che siamo, e come una sola immagine possa contenere mille storie.